Perché tenere un diario di terapia intensiva?

Per il paziente

Un paziente ricoverato in terapia intensiva attraversa spesso un periodo di coma, perché è necessario sedarlo per poter trattare la malattia oppure a causa di un evento neurologico, come una patologia o un trauma. Questo periodo di coma, inevitabile in molte situazioni, fa sì che al risveglio il paziente ricordi poco o nulla di ciò che ha attraversato.

Possono inoltre verificarsi uno o più periodi di confusione intorno al momento del risveglio, durante i quali il paziente può presentare delirium e allucinazioni. Le cause sono molteplici: un’infezione grave, alcuni farmaci, la mancanza di sonno profondo, l’alterazione del ritmo sonno-veglia e altri fattori.

Questa amnesia, talvolta descritta come un “vuoto della terapia intensiva”, può riguardare gran parte del ricovero ed essere profondamente destabilizzante: al risveglio il paziente vive le conseguenze di una degenza che non ricorda, oppure di cui conserva soltanto frammenti, sogni, incubi o allucinazioni. Tenere un diario è un modo efficace per aiutarlo a ritrovare punti di riferimento e a riappropriarsi della propria storia.

Il diario può aiutarlo a:

  • colmare il “vuoto” lasciato dalla terapia intensiva;
  • ricollocare nel loro contesto i ricordi strani o deliranti, legati per esempio ad alcuni farmaci, alla sepsi o ad alterazioni idroelettrolitiche;
  • comprendere perché, al risveglio, il corpo appare così debole, fragile e talvolta dolorante, e perché il recupero richiede tempo;
  • distinguere ciò che è realmente accaduto da ciò che non lo è tra i ricordi confusi;
  • ricostruire la propria storia;
  • favorire il recupero psicologico, riducendo senso di colpa, ansia, sintomi depressivi e sintomi da stress post-traumatico;
  • comprendere meglio ciò che hanno vissuto le persone vicine durante il ricovero e la loro eventuale iperprotezione, limitando le tensioni che potrebbero derivarne.

Per i familiari e le persone vicine

Avere una persona cara ricoverata in terapia intensiva può provocare stress, ansia e talvolta depressione. Scrivere un diario può aiutare a esprimere ciò che si prova e ad alleviare la tensione. Se il diario è condiviso con l’équipe, permette inoltre di leggere e rileggere i messaggi scritti dai professionisti sanitari e quindi di comprendere meglio la situazione, assimilando le informazioni con i propri tempi.

Le persone vicine a un paziente in terapia intensiva spesso si sentono impotenti e non sanno come aiutarlo. Il diario è uno strumento di comprovata utilità e rappresenta un compito semplice ma molto prezioso. Permette anche di lasciare qualcosa accanto al paziente: una presenza fatta di carta e parole, che gli tenga compagnia quando i suoi cari non possono essere presenti.

Quando la lascio, non provo più la stessa cosa… se si sveglia, avrà comunque il diario e le nostre parole accanto a sé, in ogni momento.
Il marito di una paziente

La testimonianza di Céline

Il diario visto dai familiari

Per i professionisti sanitari

Scrivere un diario per la persona cara può anche aiutare l’équipe a comprendervi meglio, se lasciate alcuni messaggi accessibili a tutti. I professionisti possono così cogliere meglio le paure dei familiari, rispondervi in modo più adeguato, individuare eventuali incomprensioni e adattare le proprie spiegazioni. Il diario è inoltre un ottimo strumento per personalizzare l’assistenza e spesso rappresenta per l’équipe un gesto di cura particolarmente gratificante.