Quando una persona cara è ricoverata in terapia intensiva, è normale sentirsi un po’ impotenti. L’ambiente nuovo, l’incertezza e la preoccupazione possono rendere difficile trovare il proprio posto e il proprio ruolo, soprattutto accanto a un’équipe esperta, spesso molto attiva e presente nelle prime fasi. Nelle nostre società, che valorizzano l’azione e la soluzione rapida dei problemi, questa sensazione può essere particolarmente difficile da accettare. Eppure, potete fare molte cose utili per sostenere la persona cara.
Come visitatori, potreste aver bisogno di tempo prima di sentirvi a vostro agio nell’ambiente della terapia intensiva: non forzatevi, procedete con calma e concedetevi il tempo di familiarizzare. Questa pagina vuole offrirvi alcuni strumenti per attenuare il senso di impotenza che può nascere accanto a una persona gravemente malata: potete scegliere le idee che vi sembrano più adatte a voi e ai desideri del paziente, senza sentirvi obbligati a provare tutto. Siete voi a conoscere meglio ciò che fa bene a voi e alla persona cara.
Se avete altre idee, condividetele tramite questo modulo: potremo aggiungerle alla pagina.
Una delle prime cose semplici che potete fare è portare alcuni effetti personali.
Se il paziente è cosciente, portategli attività rilassanti con cui passare il tempo: anche chi ama molto leggere può avere difficoltà a concentrarsi sui libri in terapia intensiva. Scegliete letture semplici, musica, film o serie leggere che gli permettano di distrarsi.
Qualunque sia il suo stato di coscienza, può essere utile portare:
– il suo profumo preferito;
– i prodotti personali per l’igiene, come bagnoschiuma, shampoo, balsamo, rasoio e spazzola;
– una crema o un olio da massaggio per mantenere la pelle idratata;
– soprattutto occhiali, apparecchi acustici o protesi dentarie;
– eventualmente una coperta o una stola lavabile a cui è affezionato.
Questi oggetti aiutano l’équipe a personalizzare le cure anche quando il paziente è in coma e gli permettono di ritrovare elementi familiari non appena riprende coscienza. Saranno per lui molto preziosi.
Gli oggetti personali non utili alle cure quotidiane, come gioielli e beni di valore, vi saranno invece restituiti o depositati nella cassaforte dell’ospedale.
A volte è difficile sapere che cosa dire accanto a una persona in coma o che non può rispondere perché riceve ventilazione meccanica. Potete raccontarle notizie degli amici e della famiglia oppure eventi legati ai suoi interessi.
Potete anche ricordare vacanze, esperienze condivise e momenti piacevoli oppure parlare di progetti per il periodo successivo alla terapia intensiva.
Non importa se l’emozione prende il sopravvento o se non riuscite a parlare. Osservate il paziente, cercate di capire se vi comprende e individuate un modo di comunicare che funzioni per entrambi. Può richiedere pazienza e perseveranza, ma è sempre possibile trovare un canale.
Parlate di tutto e di niente, come sestesse conversando con voi. Raccontate la vostra quotidianità e piccoli aneddoti: qualsiasi cosa possa aiutarlo a ritrovare il contatto con la realtà o a evadere mentalmente dalla terapia intensiva è utile.
Un libro, una poesia, unarivista, i messaggi delle personecare… Anche se le sue condizioni non gli consentono di comprendere ogni dettaglio, una voce familiare è sempre preziosa nei momenti difficili.
Se siete musicisti, naturalmente potete suonare voi stessi; più semplicemente, potete portare qualcosa che gli permetta di ascoltare musica, come una piccola radio o degli auricolari.
La testimonianza di Marie-Clémentine
L’importanza della distrazione e un esempio particolarmente efficace
La testimonianza di CélineAccompagnare una persona in terapia intensiva
Tecniche di visualizzazione:
La vostra sensibilità e conoscenza della persona saranno di grande aiuto all’équipe per riconoscere eventuali dolori o disagi. È però importante non concentrare ogni conversazione su questi aspetti: il paziente è immerso per tutta la giornata nel mondo poco piacevole della terapia intensiva. Il vostro contributo più prezioso può essere aiutarlo a evadere con il pensiero, attraverso conversazioni e immagini mentali personalizzate in base ai suoi interessi e desideri.
Comunicare con il paziente è fondamentale: mantiene un legame con la vita e crea un rapporto di fiducia essenziale per accompagnarlo.Quando non è possibile parlare, la comunicazione non verbale e il linguaggio del corpo, che coinvolgono i sensi oltre alla parola e alla scrittura, permettono comunque di trasmettere e ricevere informazioni.
È importante essere consapevoli che il vostro atteggiamento e il vostro sguardo possono comunicare molto. Il corpo riflette spontaneamente le emozioni e un paziente che non può parlare può diventare particolarmente sensibile al vostro stato emotivo.La voce è probabilmente il primo legame: il tono, l’intenzione dello sguardo, le espressioni del viso, il contatto e perfino un semplice sorriso permettono di entrare in relazione e trasmettere emozioni e messaggi.
Anche se è cosciente, il paziente può avere difficoltà a comunicare, soprattutto se è intubato e non può parlare. Se le condizioni lo consentono, potrà scrivere, comporre una parola indicando lettere o numeri oppure scegliere tra parole che avete preparato. Ponete domande chiuse, alle quali possa rispondere con sì o no. Permettergli di comunicare è indispensabile.
Con l’accordo dell’équipe, potete anche personalizzare le pareti della stanza: fotografie e disegni aiutano a mantenere un legame con il mondo esterno e offrono sostegno.
Scrivere un diario di terapia intensiva (consultate la sezione dedicata) può essere di grande aiuto se la persona attraversa un periodo di coma, sedazione o confusione.
La testimonianza di MichèleL’importanza vitale delle persone care
Potete aiutare l’équipe a prestare semplici cure alla persona cara, per esempio massaggiandole piedi o mani, pettinandola, mettendole il profumo o, se le condizioni lo permettono, partecipando al lavaggio dei capelli. Quando è possibile, chiedete sempre al paziente se è d’accordo e se il gesto è piacevole: troverà un modo per esprimere la propria volontà. Per ragioni di sicurezza non è sempre consentito, quindi chiedete prima l’autorizzazione all’équipe.
Potrebbe esservi chiesto di lasciare la stanza durante procedure dolorose, anche per proteggervi dall’angoscia che potrebbero provocarvi.
La testimonianza di KatiaIl piacere e il contatto
Il ricovero in terapia intensiva è un’esperienza insolita, soprattutto se il paziente attraversa una o più fasi di coma o confusione. Può avere allucinazioni o immaginare situazioni che non esistono: gli episodi di delirium, dovuti alla malattia o ai trattamenti, non sono rari. Scompariranno con il miglioramento delle condizioni, ma potrebbero lasciare ricordi strani: non esitate a parlarne con lui.
Aiutarlo a esprimere allucinazioni e paure e rassicurarlo può restituirgli un po’ di calma durante il ricovero. Riparlarne dopo la dimissione potrà inoltre rassicurarlo: il cosiddetto “delirium da terapia intensiva” può essere spiacevole, ma è un fenomeno comune e comprensibile.
Per saperne di più sull’esperienza del paziente
Se la persona cara ha una fede religiosa o una spiritualità importante per lei, comunicatelo all’équipe: nei momenti difficili può rappresentare una risorsa essenziale. Nei reparti di terapia intensiva è spesso possibile chiedere la visita di un rappresentante religioso. Potete inoltre portare oggetti legati alla sua spiritualità, che il personale potrà aiutarvi a collocare in uno spazio adatto della stanza.