Accompagnare una persona ricoverata in terapia intensiva

Quando una persona cara è ricoverata in terapia intensiva, è normale sentirsi un po’ impotenti. L’ambiente nuovo, l’incertezza e la preoccupazione possono rendere difficile trovare il proprio posto e il proprio ruolo, soprattutto accanto a un’équipe esperta, spesso molto attiva e presente nelle prime fasi. Nelle nostre società, che valorizzano l’azione e la soluzione rapida dei problemi, questa sensazione può essere particolarmente difficile da accettare. Eppure, potete fare molte cose utili per sostenere la persona cara.

Rispettate i vostri limiti!

Come visitatori, potreste aver bisogno di tempo prima di sentirvi a vostro agio nell’ambiente della terapia intensiva: non forzatevi, procedete con calma e concedetevi il tempo di familiarizzare. Questa pagina vuole offrirvi alcuni strumenti per attenuare il senso di impotenza che può nascere accanto a una persona gravemente malata: potete scegliere le idee che vi sembrano più adatte a voi e ai desideri del paziente, senza sentirvi obbligati a provare tutto. Siete voi a conoscere meglio ciò che fa bene a voi e alla persona cara.

Se avete altre idee, condividetele tramite questo modulo: potremo aggiungerle alla pagina.

Che cosa potete fare per il paziente?

Una delle prime cose semplici che potete fare è portare alcuni effetti personali.

Se il paziente è cosciente, portategli attività rilassanti con cui passare il tempo: anche chi ama molto leggere può avere difficoltà a concentrarsi sui libri in terapia intensiva. Scegliete letture semplici, musica, film o serie leggere che gli permettano di distrarsi.

Qualunque sia il suo stato di coscienza, può essere utile portare:

– il suo profumo preferito;

– i prodotti personali per l’igiene, come bagnoschiuma, shampoo, balsamo, rasoio e spazzola;

– una crema o un olio da massaggio per mantenere la pelle idratata;

– soprattutto occhiali, apparecchi acustici o protesi dentarie;

– eventualmente una coperta o una stola lavabile a cui è affezionato.

Questi oggetti aiutano l’équipe a personalizzare le cure anche quando il paziente è in coma e gli permettono di ritrovare elementi familiari non appena riprende coscienza. Saranno per lui molto preziosi.

Gli oggetti personali non utili alle cure quotidiane, come gioielli e beni di valore, vi saranno invece restituiti o depositati nella cassaforte dell’ospedale.

Che cosa dirgli?

A volte è difficile sapere che cosa dire accanto a una persona in coma o che non può rispondere perché riceve ventilazione meccanica. Potete raccontarle notizie degli amici e della famiglia oppure eventi legati ai suoi interessi.

Potete anche ricordare vacanze, esperienze condivise e momenti piacevoli oppure parlare di progetti per il periodo successivo alla terapia intensiva.

Non importa se l’emozione prende il sopravvento o se non riuscite a parlare. Osservate il paziente, cercate di capire se vi comprende e individuate un modo di comunicare che funzioni per entrambi. Può richiedere pazienza e perseveranza, ma è sempre possibile trovare un canale.

Parlategli

Parlate di tutto e di niente, come se
stesse conversando con voi. Raccontate la vostra quotidianità e piccoli aneddoti: qualsiasi cosa possa aiutarlo a ritrovare il contatto con la realtà o a evadere mentalmente dalla terapia intensiva è utile.

Leggetegli qualcosa

Un libro, una poesia, una
rivista, i messaggi delle persone
care… Anche se le sue condizioni non gli consentono di comprendere ogni dettaglio, una voce familiare è sempre preziosa nei momenti difficili.

Fategli ascoltare
della musica

Se siete musicisti, naturalmente potete suonare voi stessi; più semplicemente, potete portare qualcosa che gli permetta di ascoltare musica, come una piccola radio o degli auricolari.

La testimonianza di Marie-Clémentine

L’importanza della distrazione e un esempio particolarmente efficace

La testimonianza di Céline
Accompagnare una persona in terapia intensiva

Tecniche di visualizzazione:

  • Potete aiutare il paziente a immaginare un luogo in cui si sente bene o in cui vorrebbe trovarsi in quel momento, richiamando odori e sensazioni piacevoli legati, per esempio, alla natura: i pini, l’aria di mare sulla pelle, la sabbia calda sotto i piedi o l’alba in montagna. Potete anche invitarlo a immaginare aria fresca quando ha caldo o una fonte di calore quando ha freddo, come un camino o il sole.

  • Gradualmente, in funzione delle sue condizioni e dei progressi nella riabilitazione, potete aiutarlo a ritrovare desideri e progetti per il dopo. L’attenzione si sposta così dall’ambiente stressante della terapia intensiva, evitando che rimanga concentrato sul battito cardiaco o sul respiro e facilitando il sonno. Potete portare e appendere alla parete immagini che rappresentano un progetto futuro, per esempio la fotografia di un luogo da visitare quando starà meglio.

  • Potete aiutarlo a concentrarsi sui piccoli progressi del momento e della giornata e a riconoscere il cammino già percorso. Per esempio, su una mappa potete rappresentare i chilometri compiuti con il cicloergometro, la “bicicletta a letto”, come tappe che lo avvicinano alla dimissione.

  • Se è disponibile, potete leggere o ascoltare insieme testi di meditazione guidata o di sofrologia adatti, per esempio sul lasciar andare. Evitate però esercizi respiratori che potrebbero risultare difficili o angoscianti, soprattutto se il paziente è intubato o in fase di svezzamento dalla ventilazione.

La vostra sensibilità e conoscenza della persona saranno di grande aiuto all’équipe per riconoscere eventuali dolori o disagi. È però importante non concentrare ogni conversazione su questi aspetti: il paziente è immerso per tutta la giornata nel mondo poco piacevole della terapia intensiva. Il vostro contributo più prezioso può essere aiutarlo a evadere con il pensiero, attraverso conversazioni e immagini mentali personalizzate in base ai suoi interessi e desideri.

Comunicare

Comunicare con il paziente è fondamentale: mantiene un legame con la vita e crea un rapporto di fiducia essenziale per accompagnarlo.
Quando non è possibile parlare, la comunicazione non verbale e il linguaggio del corpo, che coinvolgono i sensi oltre alla parola e alla scrittura, permettono comunque di trasmettere e ricevere informazioni.

È importante essere consapevoli che il vostro atteggiamento e il vostro sguardo possono comunicare molto. Il corpo riflette spontaneamente le emozioni e un paziente che non può parlare può diventare particolarmente sensibile al vostro stato emotivo.
La voce è probabilmente il primo legame: il tono, l’intenzione dello sguardo, le espressioni del viso, il contatto e perfino un semplice sorriso permettono di entrare in relazione e trasmettere emozioni e messaggi.

Anche se è cosciente, il paziente può avere difficoltà a comunicare, soprattutto se è intubato e non può parlare. Se le condizioni lo consentono, potrà scrivere, comporre una parola indicando lettere o numeri oppure scegliere tra parole che avete preparato. Ponete domande chiuse, alle quali possa rispondere con sì o no. Permettergli di comunicare è indispensabile.

Con l’accordo dell’équipe, potete anche personalizzare le pareti della stanza: fotografie e disegni aiutano a mantenere un legame con il mondo esterno e offrono sostegno.

Scrivere un diario di terapia intensiva (consultate la sezione dedicata) può essere di grande aiuto se la persona attraversa un periodo di coma, sedazione o confusione.

La testimonianza di Michèle
L’importanza vitale delle persone care

Partecipare alle cure

Potete aiutare l’équipe a prestare semplici cure alla persona cara, per esempio massaggiandole piedi o mani, pettinandola, mettendole il profumo o, se le condizioni lo permettono, partecipando al lavaggio dei capelli. Quando è possibile, chiedete sempre al paziente se è d’accordo e se il gesto è piacevole: troverà un modo per esprimere la propria volontà. Per ragioni di sicurezza non è sempre consentito, quindi chiedete prima l’autorizzazione all’équipe.

Potrebbe esservi chiesto di lasciare la stanza durante procedure dolorose, anche per proteggervi dall’angoscia che potrebbero provocarvi.

La testimonianza di Katia
Il piacere e il contatto

Le reazioni del paziente

Il ricovero in terapia intensiva è un’esperienza insolita, soprattutto se il paziente attraversa una o più fasi di coma o confusione. Può avere allucinazioni o immaginare situazioni che non esistono: gli episodi di delirium, dovuti alla malattia o ai trattamenti, non sono rari. Scompariranno con il miglioramento delle condizioni, ma potrebbero lasciare ricordi strani: non esitate a parlarne con lui.

Aiutarlo a esprimere allucinazioni e paure e rassicurarlo può restituirgli un po’ di calma durante il ricovero. Riparlarne dopo la dimissione potrà inoltre rassicurarlo: il cosiddetto “delirium da terapia intensiva” può essere spiacevole, ma è un fenomeno comune e comprensibile.

Per saperne di più sull’esperienza del paziente

Aiutare il paziente a rilassarsi

La terapia intensiva può essere molto stressante sia per il paziente sia per voi. Esistono diversi modi per favorire il rilassamento, che possono essere utili a entrambi. Alcune persone trovano sollievo nelle meditazioni guidate, altre preferiscono ascoltare musica rilassante.
Di seguito trovate alcune tracce di rilassamento psicomusicale. Tutti i brani sono composizioni originali libere da diritti, registrate e prodotte in uno studio professionale da un musicoterapeuta qualificato. Per comprendere come utilizzarle, scaricate le istruzioni. L’intera playlist è disponibile qui.

Sostegno spirituale

Se la persona cara ha una fede religiosa o una spiritualità importante per lei, comunicatelo all’équipe: nei momenti difficili può rappresentare una risorsa essenziale. Nei reparti di terapia intensiva è spesso possibile chiedere la visita di un rappresentante religioso. Potete inoltre portare oggetti legati alla sua spiritualità, che il personale potrà aiutarvi a collocare in uno spazio adatto della stanza.